-
“In un secondo piazza Tahrir esplode, un boato che prende tutti. Si abbracciano, anche uomini e donne per oggi, si baciano, saltano, volano veli e sventolano bandiere. A dominare, insieme alla gioia e al senso di liberazione, è soprattutto la commozione che circola nel sangue di tutti quei ragazzi che hanno lottato, perso amici e familiari per liberare il paese”. Così
Azzura Meringolo racconta l'Egitto, la rivolta, ma soprattutto i suoi ragazzi, quel “nucleo propulsore che ha consentito la caduta del regime di Hosni Mubarak”. La sua giovane penna si muove tra il suo libro “I ragazzi di piazza Tahir” e i post dell'omonimo blog; anche lei sarà tra gli ospiti del prossimo meeting PuntoIt (Bologna, 18-19-20 aprile 2012). Freelance e ricercatrice in studi internazionali, nell'estate del 2010 è approdata al Cairo, dove ha assistito in prima persona alle vicende che hanno portato allo scoppio della rivolta. Ha conosciuto questi giovani, li ha visti all'opera nelle piazze e in rete. Ha incontrato tante storie diverse tutte desiderose di cambiamento e di libertà. Quel 25 gennaio, quando per caso si è ritrovata proprio nel mezzo di piazza Tahir, non sapeva che cosa avrebbe visto, chi avrebbe conosciuto.
Amici in carne e ossa, amici virtuali, uno di questi è stato per lei entrambe le cose senza saperlo: “L'abbiamo scoperto dopo. Ci siamo conosciuti in rete e solamente alla fine abbiamo capito che ci eravamo incontrati anche nella realtà”. Un meccanismo complesso che solo chi ha vissuto quei luoghi può comprendere, perché la rete, come ci racconta Azzurra, è l'unica “finestra sul mondo”, l'unico canale vero da cui passano le informazioni non manomesse dal regime. L'unico luogo dove ognuno può essere davvero se stesso. Una concezione del mezzo di certo molto diversa da quella Europea.
“Nelle vicende egiziane, la rete è stata fondamentale per due motivi: da una parte ha aiutato la nascita del movimento, ha consentito a questi giovani di incontrarsi, di scambiarsi idee e di organizzare la rivolta; dall'altra ha reso possibile la diffusione di informazioni nel momento stesso in cui i fatti stavano concretamente avvenendo”. Il mondo ha così potuto sapere, assistendo in diretta al cambiamento. “I social network in particolare sono stati strumenti di battaglia molto importanti che hanno dato un grande potere a questi ragazzi, consentendo loro di ottenere ciò per cui stavano combattendo con tanto coraggio”.