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L’Unione Europea e i programmi di supporto al settore audiovisivo: quali risorse? A chi? Come accedere? Ne abbiamo parlato con Giuseppe Massaro (Media Desk Italia), anche lui tra gli ospiti del prossimo meeting PuntoIt che si terrà a Bologna dal 18 al 20 aprile.
Esistono una serie di risorse messe a disposizione dall'UE per il settore dell'audiovisivo. Qual è la storia di questi finanziamenti e quali i frutti che hanno portato nel nostro paese?Il Programma MEDIA è da 20 anni il sostegno comunitario all’audiovisivo. L’attuale programma, denominato MEDIA 2007, è alla sua quarta generazione e cesserà alla fine del 2013, alla fine cioè del settennio finanziario dell’Unione Europea. Esso si articola su di una dozzina di linee diverse di intervento ed ha una dotazione budgetaria di 755 milioni sui 7 anni, ossia circa 100 milioni annui. E’ indirizzato fondamentalmente: 1) ai produttori, nella fase di sviluppo, di realizzazione - limitatamente alle opere per la tv pre-vendute o coprodotte con i broadcasters, nonché nell’accesso al credito, 2) ai distributori, sia quelli cinematografici di opere europee non nazionali, sia agli agenti di vendita internazionali, sia a chi realizza piattaforme VOD/DCD on-line 3) agli esercenti cinematografici 4) agli organizzatori di attività di formazione, continua ed iniziale 5) agli organizzatori di attività promozionali, sia B2B, ossia mercati, pitching di produzione, strumenti on-line destinati ad agevolare il networking professionale, sia B2C, ossia festival, rivolti invece al grande pubblico 6) a consorzi in grado di sviluppare progetti pilota innovativi.
Il Programma MEDIA, nei suoi 20 anni, è stato sicuramente di grande utilità per i professionisti italiani del settore, in termini di veicolazione delle nostre opere e, prima ancora, di internazionalizzazione dell’approccio produttivo e distributivo. Tra i film italiani che si sono avvalsi del nostro sostegno MEDIA, tanto per citarne alcuni: “This must be the place” e “Il divo” di Paolo Sorrentino, “Gomorra” di Matteo Garrone, “Brucio nel vento” di Silvio Soldini, “La vita è bella” di Roberto Benigni, “I cento passi” di Marco Tullio Giordana, ma anche film più piccoli, quali “Pranzo di ferragosto” di Gianni Di Gregorio, “Non pensarci” di Gianni Zanasi, che hanno trovato una distribuzione in molti Paesi europei grazie a MEDIA.
Come si accede a queste risorse? Occorrono dei requisiti particolari?L’Agenzia Esecutiva EACEA, che opera per conto della Commissione Europea, pubblica annualmente dei bandi ai quali, a seconda della tipologia, possono accedere candidati che rispettino specifici requisiti di eleggibilità, che non è qui possibile sintetizzare, trattandosi, come detto, di una dozzina di linee diverso di sostegno. I soggetti interessati a tali tipologie di finanziamenti possono conoscere la data di pubblicazione dei bandi dalla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea o, più semplicemente, collegandosi al sito italiano del Programma MEDIA www.media-italia.eu, oppure telefonando o recandosi presso gli uffici di MEDIA Desk Italia a Roma o Antenna MEDIA Torino.
In generale, si può dire che MEDIA non finanzia le start-up in nessun settore, ma si rivolge ad organizzazioni o PMI indipendenti, anche giovani, ma in grado di dimostrare di avere precedentemente acquisito expertise nel settore di competenza.
Parlando di rete. Come si sta muovendo l'UE nell'ambito del sostegno all'audiovisivo on line?Dall’avvento del Programma MEDIA 2007, è stata inaugurata la linea di sostegno VOD-DCD - prima inquadrata come progetto-pilota - la quale sostiene la distribuzione on-line di opere audiovisive europee (non solo lungometraggi per il cinema, ma anche telefilm o serie, cortometraggi (fiction, animazione, documentari creativi) o contenuti alternativi (making of, opere, concerti, rappresentazioni.
La trasmissione digitale avviene attraverso piattaforme che offrano detti contenuti rispettivamente: all’utente della rete, nel caso del VOD, oppure ai cinema per lo sfruttamento in sala (via hard disk, satellite,on-line,ecc.), nel caso del DCD.
Il settore delle web tv è ormai una realtà importante nel nostro paese. Secondo lei questi piccoli canali (e le loro produzioni) possono effettivamente contribuire al consolidamento di una coscienza europea condivisa attraverso le diverse forme di cittadinanza attiva che da sempre promuovono?Premesso che la web tv non è al momento supportata dal Programma MEDIA, sicuramente essa rappresenta uno strumento di pluralismo ed un’opportunità a costi accessibili per fare un’informazione libera. Ho sempre considerato l’esistenza della rete una straordinaria opportunità di democratizzazione globale, al di là dei confini territoriali ed ideologici. Nell’ambito delle produzioni realizzate dalle o per le web tv devo dire di non conoscere granché, ma indubbiamente potrebbe essere una risorsa alternativa alla scoperta di storie, professionalità e talenti, specie in un periodo di profonda crisi dei media tradizionali, come quello che stiamo vivendo.