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L'università si racconta attraverso le sue web radio e web tv. Tutti raccolti sotto un unico tetto digitale: quello di Ustation, primo media network universitario italiano. Tiziana Cavallo, tra i responsabili del progetto, illustra questo piccolo, digitale universo formativo, diviso tra un presente difficile e un futuro tutto da scrivere e da documentare. Anche lei sarà tra i protagonisti del meeting nazionale delle web tv "Punto it: le Italie digitali fanno il punto", la tre-giorni prevista a Bologna dal 18 al 20 aprile (
iscrizione gratuita attraverso compilazione del form online).
I giovani vivono la crisi e l'incertezza del futuro. Come traspare tutto questo dalle produzioni mediatiche universitarie?Traspare dal fatto che ad esempio nei format delle radio universitarie italiane molto spazio trovano temi come il lavoro e la crisi economica globale; a dare risposte vengono chiamati i docenti o testimonial importanti che spesso sono ospiti di eventi e convegni nelle università. I nostri giovani studenti reporter sono sentinelle attente alle problematiche attuali ma soprattutto a ciò che può impattare sulle loro vite presenti e future. Inoltre molti materiali multimediali sono dedicati all'università stessa e alle riflessioni emerse in base alla legge Gelmini che crea incertezza sulla comunità universitaria stessa e tutto ciò viene raccontato in audio, video, articoli e fotografie caricati sul nostro portale.
Quante sono le antenne universitarie attualmente censite e quali le aree di più alta concentrazione?Le antenne che fanno parte del nostro Network sono 43 alle quali possiamo aggiungerne una decina che opera fuori dalla nostra rete mentre stiamo lavorando alla mappatura di giornali tradizionali e online studenteschi che spesso sono prodotti dentro le università da associazioni studentesche ma hanno poco risalto. Tra le nostre antenne le radio sono in numero maggiore perché negli ultimi anni si sono moltiplicate e sono progetti meno costosi delle televisioni, il Veneto e il Lazio sono le regioni a più alta concentrazione, in parte anche la Lombardia sebbene ad esempio a Milano grandi atenei come Statale, Politecnico e Bicocca non hanno media universitari attivi attualmente.
Si riscontrano delle differenze evidenti tra atenei pubblici e atenei privati?Sarebbe semplice rispondere che la differenza più evidente sono i budget a disposizione per questi progetti ma ci sono atenei pubblici in cui sono stati comunque investiti fondi importanti, diciamo che di fatto una differenza sta nella gestione dei progetti e nella loro valutazione strategica. Gli atenei pubblici talvolta non sanno valorizzare queste risorse che sono non solo espressione creativa della comunità di riferimento ma anche agile e attuale strumento di comunicazione istituzionale, pubblica.
C'è stata un'evoluzione negli anni per linguaggi e tipologie di produzioni? In che termini possiamo descriverla?La sperimentazione creativa è uno degli elementi caratterizzanti i progetti di media universitari che si esprime nei formati e nei linguaggi; sicuramente negli ultimi anni anche grazie alla diffusione di social media tale sperimentazione è aumentata spingendo gli studenti a provare nuove strade su generi prima poco utilizzati come i radiodrammi, le inchieste e altri. Un elemento interessante che nel futuro riserverà grandi sorprese sarà l'uso creativo del podcast come formato specificatamente radiofonico o, meglio, sonoro abbinato anche a qualche esperimento visivo.
I grandi cambiamenti, le grandi "primavere" nascono sempre dalla cultura. Secondo te l'università italiana e le esperienze mediatiche d'ateneo che Ustation monitora come possono contribuire a ridefinire il presente e il futuro di questo paese? Lo stanno in qualche modo già facendo?I media universitari italiani per noi di Ustation.it sono le nostre primavere mediatiche. Sia dal punto di vista della freschezza e originalità creativa dei contenuti sia come bacino in cui possono svilupparsi i professionisti comunicatici, giornalistici ed editoriali del futuro. I grandi gruppi se ne stanno già accorgendo e “pescano” dai media universitari loro nuovi collaboratori, di fatto valorizzando queste esperienze. Inoltre le Università devono cullare tutte le forme culturali innovative perché una delle principali missioni è la promozione del sapere e della conoscenza. I media nati a contatto con gli atenei possono, devono direi, essere ri-trasmettitori dei fermenti creativi utili a ridefinire il presente e, perché no, contribuire a disegnare l'orizzonte futuro.
Veronica Fermani